27 gennaio 2026
La Russia sta perdendo il Mar Nero.
Il collasso della Flotta russa del Mar Nero costringe il Cremlino a ammettere la realtà.
La Flotta russa del Mar Nero ha vissuto in una strana dimensione a metà tra mito e minaccia: nella narrazione del Cremlino, era un simbolo di permanenza... scafi d'acciaio, storia imperiale e dominio sul fianco meridionale dell'Ucraina.
In realtà, essa è diventata qualcosa di molto diverso: una forza reattiva in declino, a corto di comandanti, di porti e di scuse.
Quello che sta accadendo alla Flotta russa del Mar Nero non è più una battuta d'arresto temporanea o una serie di sfortune, ma un collasso sistemico.
Per la prima volta, il Cremlino è costretto a affrontare una realtà che ha cercato di evitare per anni: i segnali non sono più sottili.
Diverse notizie indicano ormai che Mosca si sta preparando a sostituire l'ennesimo comandante della Flotta, perchè, anche lui dopo altri, ha fallito nel fermare gli attacchi dei droni ucraini.
Se questo fosse confermato, si tratterebbe del terzo cambio di comando dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina.
Gli eserciti non cambiano i comandanti così frequentemente quando le cose vanno bene: lo fanno quando il fallimento diventa impossibile da nascondere.
Nel Mar Nero, il fallimento russo è diventato routine: la campagna di droni navali ucraini ha riscritto le regole della guerra marittima.
Piattaforme economiche e sacrificabili, alcune costano meno di un'auto di lusso, sono riuscite ripetutamente a eludere le difese a più livelli progettate per contrastare le minacce dell'era della Guerra Fredda.
I sistemi di rilevamento russi hanno fallito: i loro tempi di risposta sono stati troppo lunghi.
Le navi che un tempo erano l'orgoglio della Marina russa sono bruciate lontano dalle linee del fronte, mentre erano ormeggiate in porti un tempo considerati sicuri.
Non si tratta di eventi occasionali o fortuiti: è uno schema ricorrente.
Quando, nell'aprile del 2022, l'Ucraina ha affondato l'incrociatore Moskva, nave ammiraglia della Flotta, quella che avrebbe dovuto garantire copertura aerea alle altre, la perdita fu inizialmente presentata a Mosca come un'anomalia...
un evento tragico, ma isolato.
Invece ha dato la intonazione a tutto ciò che è seguito dopo.
Ogni successivo comandante della Flotta ha promesso adattamenti, ognuno ha introdotto nuove misure difensive, ma alla fine, ognuno ha fallito.
A metà del 2024, la Flotta russa del Mar Nero ha silenziosamente abbandonato la Crimea, ritirandosi a Novorossiysk, a centinaia di chilometri dalle acque controllate dall'Ucraina: era una mossa volta a garantire la sicurezza.
Invece, ne ha confermato la vulnerabilità, perchè i droni ucraini sono arrivati e hanno colpito persino lì.
Un attacco di drone sottomarino a un sottomarino russo di classe Kilo alla fine del 2025 è stato particolarmente rivelatore: i sottomarini ormeggiati dovrebbero essere tra i bersagli navali più difficili da colpire: le difese sono stratificate, l'ambiente è controllato...
Eppure quell'attacco è andato a buon fine.
Le immagini satellitari hanno mostrato il sottomarino immobile, come una balena spiaggiata.
E' una silenziosa ammissione del fallimento delle operazioni di contenimento dei danni.
A rendere dannoso per il Cremlino questo crollo così non è solo la perdita materiale: è l'erosione psicologica.
La Flotta del Mar Nero avrebbe dovuto proiettare un'immagine di inevitabilità, la sensazione che la presenza russa fosse permanente e la resistenza inutile.
Ora la Flotta russa del Mar Nero proietta incertezza, le sue navi si muovono meno, i comandanti ruotano più velocemente, i porti non sono più sicuri, ogni potenziamento delle difese russe viene seguito da una nuova soluzione alternativa ucraina.
Questo crea problemi che il Cremlino non può risolvere con la propaganda.
Sostituire i comandanti non cambia i principi fondamentali: la Russia sta combattendo una guerra che la sua cultura militare fatica a gestire.
L'Ucraina, al contrario, ha abbracciato il decentramento, la sperimentazione rapida e le tattiche asimmetriche.
Il risultato è visibile.
Per Mosca è ancora più preoccupante il rapporto costi-benefici: i droni navali ucraini sono economici, le navi che essi distruggono non lo sono.
A causa di questo squilibrio, ogni attacco riuscito diventa un imbarazzo strategico, mette a nudo i limiti del modello militare-industriale russo e erode il prestigio più rapidamente di quanto prosciughi i bilanci.
Negare la realtà non funziona più.
Putin non ha bisogno di pronunciare un discorso in cui ammette la sconfitta nel Mar Nero, non ha bisogno di licenziare un Ammiraglio davanti alle telecamere o di annunciare un'inversione di rotta strategica.
La realtà viene riconosciuta in modi più discreti...
I ridispiegamenti, i rimpasti di comando e l'assetto difensivo sono evidenti.
La Flotta del Mar Nero non è stata distrutta in una singola, drammatica battaglia, ma è stata svuotata: nave per nave, base per base, comandante per comandante.
E' stata spazzata via una delle illusioni più importanti del Cremlino: che la Russia possa imporre il proprio controllo semplicemente presentandosi con la forza.
Ciò che rimane è una flotta che reagisce invece di dominare, si nasconde invece di essere una minaccia e sopravvive giorno per giorno invece di plasmare il campo di battaglia.
Questo non è solo un problema militare: è un problema politico.
Quando un simbolo di potere smette di funzionare, se ne accorgono tutti.
La realtà è quella che è e la sostituzione di un Ammiraglio non cambia le cose.